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Per valutare l’efficacia delle tecniche psicoterapeute, un filone di ricerca ha indagato gli effetti della psicoterapia sulle attività delle diverse aree cerebrali confrontandoli con gli effetti determinati da interventi farmacologici (Beauregard, 2009; Lin¬den, 2006; Roffman et al., 2005). Attraverso la neuroimaging funzionale è possibile valutare l’attività metabolica delle diverse aree cerebrali, prima e dopo la partecipazione del paziente a protocolli di psicoterapia strutturati e standardizzati in modo tale che vi sia la minima interferenza di variabili soggettive. Nel caso della depressione maggiore le aree cerebrali coinvolte sembrano essere la corteccia prefrontale ed il sistema limbico, che presenterebbero ad esami di neuroimaging anomalie strutturali e funzionali, che sarebbero alla base dei sintomi di questo disturbo (Kwaasteniet et al., 2013).
Diversi studi (Goldapple et al., 2004, Kennedy et al., 2007; Mundo, 2009) hanno evidenziato che la Terapia cognitivo comportamentale (TCC) ha l’effetto di normalizzare e modificare l’attività di queste aree cerebrali coinvolte nella patogenesi dei disturbi depressivi. Tale effetto combacia con il miglioramento clinico e con gli interventi farmacologici indicati per il disturbo, suggerendo che la TCC avrebbe un effetto neurobiologico specifico. I limiti di questo filone di ricerche sono l’esclusione spesso di variabili soggettive che possono avere un ruolo determinante nel cambiamento clinico.
Altri studi di neuroimaging hanno mostrato che la pratica della mindfulness attiva la corteccia prefrontale e la corteccia cingolata anteriore, a lungo termine è associata con un accrescimento delle aree cerebrali correlate all’attenzione (Rubia, 2009; Chiesa, Serretti, 2010; Green, Turner, 2010).

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